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Anche in Italia vengono abbattute le barriere della diffidenza grazie ai nuovi servizi certificati

 Nel confronto europeo l’Italia si stanzia al terzo posto, dopo Germania e Francia, per l’uso di servizi di car pooling. L’indole del nostro Paese, di natura molto più diffidente, in parte anche per la mancanza di esperienza a riguardo, ha iniziato a diventare negli ultimi anni più aperta e disponibile verso la possibilità di condividere il viaggio con sconosciuti - termine che ancora fa scattare in molti un campanello di allarme - risparmiando denaro e facendo un favore all’ambiente oltre che ai propri polmoni.

Questa apertura mentale è stata in parte favorita dalla recente crisi economica - perlomeno in questo contesto possiamo vederla in chiave positiva - dal caro benzina e dalla scarsa competitività delle assicurazioni, le quali in Italia continuano a essere molto alte rispetto alla media europea, circostanze che hanno portato gli italiani - da sempre popolo che riesce a trovare una via di uscita da ogni situazione difficile - a cercare soluzioni alternative e a trarre vantaggio dalle infinite possibilità del mondo digitale. Oltre alle offerte di carpooling sono nate di recente aziende e startup che offrono servizi di valutazione auto usate e vendita delle stesse online, sobbarcandosi tutte le spese di passaggio di proprietà e demolizione, le quali esonerano il venditore dalle lunghe e costose pratiche burocratiche e gli consentono di ricavare un guadagno per l’acquisto di un’auto con una carburazione più green ed economica oppure più capiente per offrire passaggi ad altri pendolari e viaggiatori.
 
Secondo recenti statistiche, il profilo del “carpooler” italiano è in prevalenza maschile, anche se la quota femminile è in rialzo, è di età compresa tra i 24 e i 35 anni ed è in genere studente, libero professionista o impiegato. Oltre alle motivazioni di natura economica, molti vedono questa nuova tendenza come una possibilità di allacciare nuovi rapporti sociali e trascorrere il viaggio al lavoro - di per sé reso ancor più stressante dagli automobilisti “rambo” che usano il clacson per sfogare il cattivo umore mattutino - conversando piacevolmente con altri passeggeri e risparmiando Co2.
 
In fatto di co2 crescono anche le iniziative che certificano i risparmi di anidride carbonica, i quali possono poi essere acquistati da organizzazioni interessate a compensare le emissioni di gas a effetto serra prodotte tramite le proprie attività. 
 
Se le politiche internazionali tardano a prendere misure efficaci per la riduzione dell’inquinamento tocca a ognuno di noi, nel nostro piccolo, dare un contributo per non rendere l’aria ancor più impestata. Alla fin dei conti si tratta solo di abbattere alcune barriere mentali, che spesso si alzano automaticamente di fronte a ogni novità che ci costringe a cambiare la routine delle nostre giornate e vedere i tantissimi lati positivi che queste in verità possono offrirci. 
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